With the decentralization of work, we’ve realized that a large portion of employees can work from anywhere, and therefore, many of them don’t need to go to the office. But if they don’t need to go, why should they? The answer must be: because they want to go. And this is where the destination office discussion comes in .
Un investimento per i dipendenti e le imprese
The Covid-19 pandemic and the rise of remote and hybrid work have confirmed a process that was already underway: the transformation of the office . We can now work from multiple locations, and this has called into question the importance of the office, even though it has long been the workplace par excellence. Today, what is becoming increasingly essential is offering added value to employees through the office and in the office itself, which is transforming into a place where workers can find experiences and facilities that transform the workspace into a true destination . This is precisely where the vision of the destination office originates , a place that places a sense of community and collaboration as two founding elements and which is also proving to be a very useful tool for attracting and retaining new talent .
According to Becky Turner, in-house psychologist at Claremont, the destination office “injects a significant dose of corporate culture into employees and keeps them engaged, motivated, and loyal.” Many companies use the creation of unique spaces for their needs and their employees as an effective tool to build a reputation —even internationally—as a pleasant place to work, which, in turn, positively influences productivity and competitiveness within companies.
L’espressione destination office è stata coniata da Claremont nel 2020 come previsione operata osservando i cambiamenti innescati dalla pandemia e dal lavoro da remoto: si è provato a ragionare sul futuro, immaginando cosa avrebbe convinto i dipendenti a tornare in ufficio, venute meno le restrizioni imposte dalla pandemia. Il destination office è stata una delle soluzioni trovate per riportare i dipendenti in ufficio e, allo stesso tempo, per supportare il lavoro ibrido. Il destination office, infatti, quando realizzato in maniera funzionale, diventa un vero hub nevralgico in cui si stimolano socializzazione, cultura, appartenenza, sviluppo di competenze e di idee. Per questo fin da subito è stato chiaro che avrebbe contenuto una varietà di settings che avrebbero incarnato e soddisfatto i nuovi bisogni del lavoratore ibrido. Claremont ha basato molto della sua ricerca sui dati, trovando che l’84% dei lavoratori moderni si aspetta che l’ufficio offra un’esperienza ai suoi utilizzatori; inoltre, il 23% di chi lavora in ufficio sostiene che disporre di una più ampia scelta di spazi da cui lavorare renda l’ufficio più invitante e attraente.
Sempre secondo Claremont, il destination office consiste in una varietà di ambienti che spaziano da aree deputate al benessere personale come il Coffee Shop o l’Area Ritiro, fino a zone dedicate invece alla collaborazione, come la zona Co-working o la Biblioteca. Appare rilevante sottolineare come per esempio l’Area Ritiro menzionata da Claremont sia pensata come uno spazio altamente versatile all’interno dell’ufficio, progettato per soddisfare i bisogni dei lavoratori riguardo al proprio benessere: si suggerisce per esempio di inserire un ambiente inclusivo e sereno destinato a pratiche religiose o spirituali ma anche una palestra e servizi per le neo-mamme; un’area di questo tipo tiene in considerazione i vari bisogni dei dipendenti offrendo un luogo in cui possano ricaricarsi e dedicarsi a se stessi e che contribuisca alla creazione di un ambiente lavorativo equilibrato.
Particularly interesting from Stella’s perspective is the reasoning behind the co-working space , which offers shared and flexible work areas , entirely designed to support agile working. This area is conceived, both by Claremont and Stella, to include a variety of work solutions that exclude nothing : from team collaboration to individual productivity, the co-working areas are equipped to meet every need of hybrid workers, focusing on offering a flexible, adaptable work environment and therefore focused on increasing productivity and collaboration. A relevant example of this reasoning is Stella’s new location in Venice, Palazzo Isola Nova , a multifunctional structure with plenty of flexible spaces , dedicated to the most varied needs of workers and companies: from smaller meeting rooms to environments dedicated to learning and events, Palazzo Isola Nova embraces this destination logic , supporting agile but above all functional working , geared towards the proliferation of a community and aware of the needs of workers even beyond the work component.
I motivi per passare al destination office
Andrew Carmichael, Senior Director di Cushman & Wakefield, descrive il passaggio al destination office con il termine “hotelification“, che non significa progettare gli uffici come fossero degli hotel, ma progettarli “in modo che i dipendenti scelgano spontaneamente di andarci“. Secondo lui, i lavoratori ibridi scelgono di andare in un posto di lavoro ripensato come destination office per la ricchezza di connessioni e incontri che si possono creare in un luogo studiato per soddisfare ogni bisogno dal punto di vista lavorativo e non solo, perché il destination office non trascura il benessere mentale e fisico di chi lo utilizza e, anzi, è pensato proprio per far coesistere l’ambito lavorativo e quello di svago e socializzazione in un prolifico equilibrio.
Secondo Patrick Ames, autore e direttore di Claremont, le ragioni per trasformare un ufficio “classico” in un destination office sono diverse: abbiamo già menzionato quanto attrarre e trattenere talenti sia un obiettivo perseguibile tramite il remodeling dell’ufficio e ciò si conferma anche per Ames un motivo primario nel passaggio da una tipologia standard di ufficio ad una destination; anche del benessere dei dipendenti abbiamo già parlato, perché è direttamente collegato alla produttività: se si lavora in un luogo che, oltre ad offrire un’ampia gamma di aree dedicate a socializzazione e svago, permette sia concentrazione individuale — in aree silenziose e private — sia collaborazione e lavoro di squadra, è più probabile che ci si senta maggiormente a proprio agio e si sia quindi portati a lavorare meglio; come ci ha detto l’architetto di Palazzo Isola Nova, Daniela Carta, in una nostra recente intervista, i luoghi influenzano le percezioni delle persone che li vivono e quindi il loro umore e stato d’animo.
Ma le ragioni a supporto del destination office non finiscono qui: promuovere creatività, innovazione e cultura aziendale è infatti obiettivo centrale della nuova tipologia di ufficio. Creatività e innovazione in continua ascesa permettono alle aziende di rimanere competitive e fanno parte della stessa company culture di cui si sente spesso parlare e che è lo strumento ideale per aiutare i dipendenti a sviluppare un senso di appartenenza e orgoglio per la loro azienda. Infine, Ames non trascura un’ultima motivazione di considerevole importanza: il passaggio al destination office assicura la possibilità di sfruttare al meglio le potenzialità del lavoro ibrido e agile e di rimanere quindi flessibili rispetto ad un mondo del lavoro in continuo cambiamento e aggiornamento.
Qualche suggerimento pratico per passare al destination office
Il destination office deve essere funzionale e, allo stesso tempo, ispirare i suoi utilizzatori a lavorarci, e a lavorarci meglio di quanto non farebbero da remoto: ciò si può ottenere, per esempio, inserendo negli ambienti luci naturali, elementi artistici e zone verdi, elementi che anche Stella ritiene utili alla creazione di un’atmosfera che veicoli un senso di comfort e che trasformi l’ambiente a livello di percezione di chi ci lavora; tuttavia, ci sono altri accorgimenti e strategie da mettere in atto per traghettare il proprio ufficio verso un luogo che possa dirsi una vera destination:
1. Define where space and company culture meet
Asking yourself what is important to your company and your employees, and why, is the basis for defining the strategy for moving to a destination office ; the reason is that the office must embody and reflect the company’s values and culture . Booqued cites Google ‘s offices as a paradigm in this regard : the American giant has placed significant emphasis on its headquarters, establishing that every Google-designed destination office unequivocally conveys the idea of ” Googliness ,” as they define it on their website, or the set of values that form their company culture . The space chosen by a company always speaks of that company , to its employees and beyond, and failing to use this characteristic to your advantage is a loss of value and opportunity.
2. Get inspired by the world of hospitality
This is what Carmichael means when he talks about “ hotelification ,” and at Stella we know it: for some time we have been studying how to bring together elements of lounges , reception, concierges , and leisure areas with elements that instead belong to the work sphere, and we do so by looking to the world of hospitality as a reference for the former; it’s a question of user experience : the world of hospitality, specifically hotels, has become a top player in building unique experiences to attract and retain its customers . The Hyatt group , for example, has analyzed the customer experience in its hotels and divided it into seven steps or phases, from the customer’s arrival to departure, which consider every moment and place of the stay: social spaces, areas dedicated to food , rooms, activities and services, and finally events. This research also served for the creation of The Hyatt Hub , the group’s headquarters in Chicago: in this context, the only difference in the seven phases of the user experience compared to hotels is represented by the rooms, which have clearly been replaced by offices and work environments. The final result is an “office beyond the office” , which incorporates all the elements and services offered by a hotel to its guests but applies them to a working context, which therefore appears to be geared towards the well-being and satisfaction of employees , who play a fundamental role in increasing productivity and the sense of belonging to the company.
3. Creare comunità e valore aggiunto
L’incremento del lavoro da remoto portato dalla pandemia ha incrinato il senso di comunità e appartenenza di molti uffici: secondo alcune statistiche, alla fine della pandemia il 57% dei dipendenti diceva di aver perso il senso di connessione coi propri colleghi. Il destination office basa molto della sua successo sul consolidamento di una comunità lavorativa e questo ragionamento va oltre la necessità di riporre maggiore cura nel design di ambienti deputati alla socializzazione: coinvolgere i dipendenti in attività comunitarie — soprattutto in forma di eventi — può avere un forte impatto nel rafforzare la comunità. Ma il destination office trascende la creazione della comunità e l’attenzione al benessere del dipendente e riflette a fondo sul valore aggiunto offerto dal luogo di lavoro al giorno lavorativo di chi lo utilizza: le pratiche di giving back, ovvero di restituzione di valore alla comunità, per esempio, supportando iniziative sostenibili, rendono l’ufficio un luogo carico di valore. Un’azienda può, per esempio, decidere di essere completamente trasparente sulle emissioni dell’ufficio e lavorare con gli utilizzatori per ridurle.
4. Sfruttare la tecnologia al massimo
La tecnologia resta un elemento centrale nel destination office, a supporto della flessibilità e adattabilità dello spazio al singolo. Un esempio è la creazione di app che aiutino nell’organizzazione (per esempio per sapere quali uffici sono occupati) o sistemi di raccolta dati in tempo reale per regolare le emissioni. La linea da seguire, comunque, è sempre la stessa: usare la tecnologia per soddisfare i bisogni — anche variabili — dei dipendenti e rendere il loro lavoro più immediato e piacevole.
5. Considerare i business center
Questa è una strategia adatta soprattutto — ma non esclusivamente — a piccole e medie imprese che, affittando spazi in un business center, come il nostro nuovo e già menzionato Palazzo Isola Nova, possono ritrovare tutti gli elementi sopracitati in un luogo creato su misura del benessere lavorativo (e non solo) delle persone che lo utilizzano e per essere il più possibile personalizzabile. I business center permettono infatti di risparmiare sul lungo termine su alcuni servizi e di averceli pronti all’uso, senza dover riorganizzare il proprio ufficio per essere più flessibile o sostenibile; una volta capite le esigenze dell’azienda e dei suoi dipendenti, il business center può essere la soluzione migliore per sfruttare al meglio il proprio budget, supportare il lavoro ibrido e flessibile e anche immergersi in una comunità che trascende quella della propria azienda e si apre ad un contesto considerevolmente più vasto: in questo modo, tra i vantaggi figura anche la concreta possibilità di instaurare connessioni e relazioni con professionisti e settori diversi dal proprio.
A misura di lavoratore
Craig Sharland, Regional Estates Manager di Shoosmiths, una delle ormai tante aziende che stanno optando per un destination office, parla proprio in questi termini degli headquarters londinesi dell’azienda, sottolineando come lo spazio sia stato pensato “con i dipendenti in mente”, per adattarsi in tutto e per tutto a essi perché “in fondo sono loro che portano valore al business “.
Al compimento dei quarant’anni, di media, ognuno di noi ne avrà passati trentasei al chiuso, con la propria casa e il proprio luogo di lavoro ai primi posti nella lista dei luoghi in cui passiamo la maggior parte del tempo: perciò, concentrarsi su chi lavora negli uffici e ripensare questi ultimi considerando le svariate necessità di chi vi passa la giornata fanno del destination office il luogo che offre qualcosa in più a chi lo vive e usa, qualcosa che giustifichi il tragitto fino al posto di lavoro e che sia in grado di tenere in considerazione e mettere sullo stesso piano esigenze lavorative e personali.
Il benessere dei dipendenti è da sempre il primo obiettivo che il destination office si è posto, inizialmente per rispondere ai postumi della pandemia, ma che continua a porsi ora, nel processo sempre in evoluzione di creazione di un luogo di lavoro che sia davvero a misura di lavoratore, del suo lavoro e della sua esperienza lavorativa.