cosa è worksumer

Worksumer: chi è e cosa cambia nella scelta dell’ufficio

Tabella dei Contenuti

In sintesi

  • Il worksumer è la persona che valuta il proprio ambiente di lavoro con criteri da consumatore: qualità dell’esperienza, servizio, accessibilità, possibilità di scelta e coerenza con il proprio modo di lavorare.
  • Il termine nasce in Italia nel gennaio 2016. Lo ha coniato Pietro Martani, all’epoca alla guida di Windows on Europe e ideatore di Copernico, oggi founder di Stella33.
  • La formulazione originale aveva una radice economica: organizzazioni meno stabili spostano sulla persona una quota crescente di scelte su tempi, strumenti e luoghi di lavoro.
  • Dieci anni dopo i dati di mercato vanno nella stessa direzione: secondo il benchmarking CBRE 2026, la superficie destinata ad amenities negli uffici è passata dal 10% al 22% tra il 2021 e il 2025.
  • Per un’azienda che cerca o ripensa la propria sede la conseguenza è pratica: l’ufficio funziona quando le persone scelgono di usarlo, e questa scelta si progetta con varietà di ambienti, servizio e dati di utilizzo.

Che cosa significa worksumer?

Worksumer è la fusione di worker e consumer. Indica chi, mentre lavora, sceglie e giudica lo spazio come farebbe con un servizio acquistato: confronta alternative, valuta la qualità, torna dove si trova bene e riduce la presenza dove l’esperienza delude.

 

La definizione operativa usata oggi da Limitless Workspace, la nostra piattaforma editoriale, descrive il worksumer come l’individuo che valuta l’ambiente di lavoro secondo cinque criteri: qualità dell’esperienza, servizio, accessibilità, possibilità di scelta e coerenza con il proprio modo di lavorare.

 

Per un’azienda tenant la categoria spiega un fenomeno che molti HR e office manager osservano ogni settimana: due sedi con metratura e canone simili possono registrare livelli di presenza molto diversi. La differenza sta in quello che lo spazio offre a chi lo usa.

La nascita del termine

La prima occorrenza documentata del termine risale al 12 gennaio 2016, su MixerPlanet/InstoreMag, che collegava i worksumer a bisogni di consumo legati a spazio, tempo, tecnologia, network, benessere e cibo. Il 18 gennaio 2016 un’intervista a Corriere Innovazione ne ha dato la formulazione più completa, indicando l’indipendenza come tratto caratterizzante: una responsabilità individuale più ampia nel costruire le condizioni del proprio lavoro. Il 25 gennaio 2016 Ninja Marketing ha contribuito a diffonderlo.

 

Il termine è attribuito a Pietro Martani, allora CEO di Windows on Europe e ideatore di Copernico, uno dei primi modelli italiani di workplace ibrido ad alto contenuto di servizio. Oggi Martani guida Stella33. In un’intervista del 1° settembre 2026 è tornato sul concetto, descrivendo il worksumer come la figura in cui vita personale e vita professionale si sovrappongono.

L’argomento economico alla base del worksumer

La formulazione del 2016 poggiava su due serie storiche, usate come cornice interpretativa.

 

La prima riguarda il saggio di profitto di lungo periodo, ricostruito dall’economista Esteban Ezequiel Maito su quattordici paesi (MPRA, 2014). L’intervista del 2016 lo sintetizzava come un calo da circa il 40% di fine Ottocento a circa il 15-16%. Si tratta del rendimento sul capitale investito, e la sua lettura resta oggetto di dibattito tra economisti.

 

La seconda riguarda la permanenza media delle imprese nell’indice S&P 500, scesa da 61 anni nel 1958 a 25 nel 1980 e a circa 18 anni nel 2012, secondo lo studio di Richard Foster per Innosight. Il dato misura la velocità di ricambio dell’indice.

 

Il ragionamento che lega le due serie è semplice: imprese che cambiano più in fretta garantiscono meno stabilità e lasciano alla persona una quota maggiore di decisioni su continuità, strumenti e luoghi di lavoro. Quando la persona decide, il suo rapporto con lo spazio prende la forma di una scelta di consumo.

Le radici: prosumer, terzo luogo ed experience economy

Il worksumer si inserisce in una genealogia di idee note. Alvin Toffler, in The Third Wave (1980), aveva descritto il prosumer, figura in cui produzione e consumo convergono. Ray Oldenburg, in The Great Good Place (1989), aveva definito il terzo luogo, lo spazio informale tra casa e lavoro. Joseph Pine e James Gilmore (Harvard Business Review, 1998) avevano introdotto l’experience economy, in cui l’esperienza diventa un’offerta economica distinta dal servizio.

 

Rispetto a questi concetti, il worksumer mette al centro un soggetto preciso: il lavoratore che valuta attivamente le condizioni materiali e relazionali del proprio lavoro. Chi vuole approfondire l’evoluzione del terzo luogo verso nuove forme di lavoro può leggere il nostro articolo dedicato al quarto luogo del lavoro.

worksumer ufficio

Come si è evoluto il concetto dal 2016 a oggi?

In Italia il termine ha avuto una diffusione rapida e un significato via via più stretto. Nel corso del 2016 è passato da figura economica e organizzativa a profilo generazionale, associato a professionisti mobili e creativi. Nel settembre 2016 è stato usato per introdurre il bleisure, la combinazione di viaggio di lavoro e tempo libero, con il caso della Clubhouse Brera di Milano. Nel 2017 alcune riprese lo hanno ridotto a chi alterna smart working e ufficio. La spiegazione economica si è persa per strada ed è sopravvissuta soltanto la descrizione del comportamento.

 

Nello stesso periodo, nel mondo anglosassone, un vocabolario parallelo descriveva lo stesso fenomeno e costruiva gli strumenti per misurarlo:

 

  • 2001: il Leading Edge Forum conia il termine consumerization, riferito agli standard consumer che entrano negli strumenti di lavoro (software e dispositivi).
  • 2013: Airbnb crea la figura di Global Head of Employee Experience e porta il tema negli organigrammi.
  • 2017: Jacob Morgan pubblica The Employee Experience Advantage, che organizza l’esperienza del dipendente su tre ambienti (spazio fisico, tecnologia, cultura). Nello stesso anno lo studio JLL Workplace: Powered by Human Experience, su oltre 7.000 dipendenti in dodici paesi tra cui l’Italia, collega progettazione dello spazio, coinvolgimento e performance.
  • 2022: HqO acquisisce Leesman e il suo archivio di circa un milione di rispondenti in ufficio, rendendo la misurazione dell’esperienza un patrimonio di dati.
  • 2026: Sue Asprey Price di JLL descrive la workplace strategy come sempre più vicina alla progettazione di un’esperienza consumer. Il Global Workplace Survey 2026 di Gensler, su 16.459 lavoratori in 16 paesi, documenta persone che combinano luoghi e modalità di lavoro diversi.

 

Il risultato è un vocabolario ricco, con termini che coprono porzioni diverse dello stesso fenomeno.

 

Termine

Su cosa si concentra

Cosa lascia in ombra

Consumerization

Standard consumer negli strumenti di lavoro

Lo spazio fisico e i suoi costi

Employee experience

L’intero percorso della persona nell’organizzazione

La componente immobiliare e il costo di occupazione

Workplace experience

Il legame tra ambiente fisico, coinvolgimento e performance

L’origine economica del comportamento individuale

Worksumer

La persona come soggetto che sceglie e valuta lo spazio

Gli strumenti di misura, assenti nella formulazione originale

Consumer experience applicata all’ufficio

L’immobile progettato come prodotto per un cliente finale

La distanza tra chi paga lo spazio e chi lo usa



Cosa dicono i dati 2025-2026 sull'uso degli uffici?

I numeri più recenti confermano che l’ufficio si sta trasformando in un luogo da scegliere. Secondo il benchmarking CBRE 2026, l’utilizzo medio globale degli uffici ha raggiunto il 53% nel 2025, contro il 38% del 2024 e il 35% del 2023. È una media globale, con forti differenze per area geografica e settore, da leggere come riferimento di massima.

 

Nello stesso periodo è cambiata la composizione degli spazi. Tra il 2021 e il 2025, sempre secondo CBRE, la superficie dedicata alle postazioni individuali è scesa dal 56% al 35%, mentre quella collaborativa è salita dal 14% al 19%, quella di supporto dal 20% al 24% e quella destinata ad amenities dal 10% al 22%. In quattro anni lo spazio dedicato ai servizi per le persone è più che raddoppiato.

 

Anche gli strumenti di gestione si sono spostati verso logiche consumer. L’83% dei team di corporate real estate monitora l’utilizzo degli spazi e nei cruscotti immobiliari compare il Net Promoter Score, l’indicatore nato nel marketing dei consumatori (Reichheld, Harvard Business Review, 2003).

 

I dati Leesman, aggiornati al secondo trimestre 2025 su 1.483.805 rispondenti, 9.925 ambienti di lavoro e 122 paesi, aggiungono una precisazione decisiva:

 

  • le persone con postazione assegnata registrano un punteggio di esperienza di 74,3, contro 69,1 di chi ha postazioni non assegnate senza prenotazione;
  • chi va in ufficio un giorno o meno a settimana registra 67,9, chi ci va cinque giorni 75,9;
  • la soddisfazione per il tragitto casa-ufficio è del 92% sotto i 15 minuti, scende al 54% tra 45 e 60 minuti e al 35% oltre le due ore.

 

La lettura è chiara: la libertà di scelta migliora l’esperienza quando l’offerta di ambienti è progettata. Togliere la scrivania fissa senza costruire alternative valide la peggiora. Il caso di Aon a Dublino, misurato prima e dopo con lo stesso strumento, mostra l’altra faccia: con un percorso guidato dai dati di presenza e di utilizzo per tipologia di spazio, il punteggio di esperienza è salito da 65,4 a 88,0, a fronte di una riduzione della superficie occupata del 38%.

Perché il worksumer riguarda un'azienda che sceglie l'ufficio?

Per un CEO di PMI, un HR director o un office manager il worksumer è una lente per leggere tre questioni concrete.

 

La prima riguarda chi paga e chi usa. Nel consumo tradizionale le due figure coincidono. In ufficio l’azienda paga su orizzonti pluriennali, ragionando in costo per dipendente, mentre la persona usa lo spazio ogni giorno con criteri propri. Quando le due logiche restano separate, i questionari di soddisfazione possono restituire risultati buoni anche in sedi semivuote, perché chi risponde non sostiene il costo dello spazio inutilizzato.

 

La seconda riguarda il tragitto. Più è lungo, più alta è la soglia di qualità che l’ufficio deve superare per giustificare lo spostamento. La posizione della sede, i collegamenti e i servizi disponibili sul posto entrano a pieno titolo nella decisione immobiliare.

 

La terza riguarda il metodo di decisione. Una sede scelta solo in base a metri quadri e canone rischia di sovrastimare la propria efficacia. Una sede scelta guardando anche a utilizzo reale, varietà di ambienti e qualità del servizio offre una base più solida per crescere o ridimensionarsi senza sorprese.

Come Stella33 traduce il concetto di worksumer in spazi e servizi

In Stella33 progettiamo e gestiamo ecosistemi di lavoro che integrano spazi, servizi, tecnologia e community. Il worksumer è la persona per cui questi ecosistemi sono pensati: qualcuno che sceglie dove lavorare e che torna dove trova valore. In pratica il concetto si traduce in cinque scelte di progetto e di gestione.

 

Varietà di ambienti secondo l’Activity-Based Working

Le sedi Stella33 offrono uffici serviti, postazioni coworking, sale meeting, phone booth, lounge, aree social e spazi per eventi, organizzati secondo i principi dell’Activity-Based Working: ogni attività trova l’ambiente adatto, dalla concentrazione alla riunione, dalla call alla conversazione informale. È la condizione che i dati Leesman indicano come necessaria perché la libertà di scelta produca un’esperienza migliore.

 

Il servizio come parte del prodotto

Nelle nostre sedi il cuore dell’edificio è il Social Floor, il piano in cui si concentrano house management, hospitality, lounge, coworking, sale meeting e servizi. Gli house manager accolgono ospiti, gestiscono posta e visitatori, coordinano i servizi quotidiani e animano la vita della sede. Per il worksumer è la differenza percepita tra un semplice indirizzo e un luogo in cui si sta bene.

Community ed eventi

La community Stella33 mette in relazione aziende e professionisti che condividono la stessa sede, con eventi, incontri e occasioni di networking. Per molte persone la possibilità di incontrare altre imprese è una delle ragioni per scegliere l’ufficio rispetto al lavoro da casa.

 

Flessibilità contrattuale e costi prevedibili

Un’azienda che ospita worksumer ha bisogno di uno spazio capace di adattarsi. I servizi dei nostri uffici includono in un’unica tariffa pulizie, sicurezza, connettività, manutenzioni e house management, con sale meeting a consumo e nessun investimento iniziale in arredi o impianti. Secondo un’analisi interna, un’azienda da 6 a 12 persone che sceglie un ufficio servito a Milano risparmia circa il 30% rispetto a un affitto tradizionale 6+6 nella stessa area, grazie all’eliminazione dei costi nascosti e alla condivisione degli spazi comuni.

worksumer The hive

Il nostro esempio applicato: Stella Santa Giulia e The Hive

Stella Santa Giulia è situato nello Spark3, edificio multi-tenant di 14.000 mq certificato LEED Gold, con il 70% di clienti internazionali e circa metà della superficie dedicata ad aree comuni e sale riunioni. Stella33 gestisce l’house management dell’intero palazzo e uno spazio flex di 2.300 mq progettato secondo l’Activity-Based Working, con attenzione a luce, acustica, materiali e arte.

 

Tra le aziende che lo abitano c’è Eli Lilly Italia, che ha scelto lo uno spazio flessibile per favorire agilità, relazioni e collaborazione tra funzioni. La governance dello spazio è affidata alla funzione HR, che lo legge come leva di benessere, attrattività e performance. È un esempio concreto di azienda che ragiona sull’ufficio dal punto di vista di chi lo usa.

 

The Hive nel distretto MIND, business center di 2.500 mq nel distretto dell’innovazione di Milano, applica lo stesso principio all’accoglienza: il front desk tradizionale ha lasciato il posto a un tavolo condiviso presidiato da community e hospitality manager, che trasforma l’ingresso in un punto d’incontro tra persone e aziende diverse, da Glenmark a Bracco.

FAQ

Chi ha inventato il termine worksumer?

Il termine worksumer è stato coniato nel gennaio 2016 da Pietro Martani, allora CEO di Windows on Europe e ideatore di Copernico, oggi founder di Stella33. La formulazione più completa compare in un’intervista a Corriere Innovazione del 18 gennaio 2016.

I due concetti si sovrappongono in parte. L’employee experience copre l’intero percorso della persona nell’organizzazione, inclusi tecnologia e cultura. Il worksumer si concentra sulla scelta e sulla valutazione del luogo di lavoro e ha un’origine esplicitamente economica.

Riguarda chiunque abbia un margine di scelta su dove e come lavorare: dipendenti in regime ibrido, manager, team in trasferta, professionisti. Il grado di autonomia varia per ruolo e funzione, e per questo la categoria va applicata con attenzione alle differenze all’interno della stessa azienda.

Servono almeno tre elementi letti insieme: dati di presenza effettiva raccolti su almeno un anno, utilizzo per tipologia di spazio (postazioni, sale, aree informali, servizi) e un questionario di esperienza confrontabile con benchmark, ripetuto prima e dopo ogni intervento.

Un ufficio servito e flessibile risponde bene alle esigenze del worksumer quando offre varietà di ambienti, servizi presidiati e possibilità di adattare la superficie nel tempo. Sono le caratteristiche su cui Stella33 costruisce le proprie sedi a Milano e Venezia.

Approfondisci e scegli il tuo ufficio

Questo articolo fa parte di una serie dedicata al worksumer. Per la ricostruzione completa del concetto, il vocabolario internazionale e il protocollo di misurazione, approfondisci su Limitless Workspace. 

 

Se stai valutando una nuova sede o vuoi ripensare quella attuale partendo da come le persone usano davvero lo spazio, contatta Stella33: prenota una visita a Stella Santa Giulia, a The Hive o a Palazzo Isola Nova e scopri come funziona un ufficio progettato per chi sceglie dove lavorare. 

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